Gli strumenti di lavoro

La Regia Scuola Navale, come sappiamo dalla Relazione di Augusto Riboty, alla fine dell'Ottocento stava intraprendendo un percorso per dotarsi sempre più di strumentazioni di ottima qualità. Infatti egli afferma che “seguendo per questa via, fra qualche anno la Scuola sarà fornita di un ricco materiale scientifico, e, quel che più monta, costrutto in Italia, ed anzi in gran parte nelle officine stesse della Scuola” (pag. 34). L'Italia stava sviluppando in quel tempo il settore degli strumenti di calcolo e da disegno.

Dalla documentazione posseduta dalla Biblioteca sappiamo infatti che negli anni successivi la R. Scuola ha accresciuto il proprio patrimonio acquistandolo presso le più prestigiose ditte italiane o cercando di tenersi al passo delle ultime novità provenienti dall’estero.

Tra quelli costruiti in Italia si segnalano, per esempio, il navipendolo, i modelli di Costa e Giraudo, gli strumenti della Filotecnica Salmoiraghi (clicca per vedere le schede degli strumenti ancora conservati presso la Scuola Politecnica)

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Planimetro a compensazione, conservato presso la Scuola Politecnica

 

Il navipendolo, strumento ideato da Gioacchino Russo (laureato presso la Regia Scuola nel 1889) era utilizzato per fare esperienze sul rollìo delle navi in moto ondoso.

Un esemplare di questo strumento fu costruito, su commissione della Regia Scuola, dalle officine Galileo di Firenze nel 1904 (uno analogo è conservato all’Arsenale Militare di La Spezia).

Come già accennato, nel patrimonio della Scuola Politecnica si annoverano i modelli della ditta torinese G. Costa & Giraudo, che venivano costruiti specificamente con finalità didattiche. Nel 1908 il professor Ettore Mengoli propose l’acquisto di alcuni di questi modelli per un importo di 1500 lire.

Nelle collezioni della Scuola Politecnica troviamo inoltre un compasso a verga, un regolo circolare e un pantografo modello 268, tutti della Filotecnica Salmoiraghi di Milano; un compasso traccia spirali del 1917, costruito su brevetto di Roberto Kohlschitter, capo tecnico dell’Istituto Idrografico della R. Marina (Genova).

A dimostrazione della propensione a valicare gli orizzonti nazionali, nel 1906 la Regia Scuola commissionò un pallografo e inviò il prof. Panetti, docente di meccanica razionale, presso la ditta Maihak di Amburgo per collaudarlo. Questo strumento, brevettato dall'ingegnere tedesco Otto Schlick (1840-1913), funzionava come un sismografo per registrare le vibrazioni della nave.

Sempre nell’ambito di questa breve rassegna di strumenti di produzione straniera, occorre ricordare i calcolatori Payen e Brunsviga (di cui alla Scuola Politecnica sono rimasti soltanto i manuali d’istruzione).

E’ possibile reperire informazioni relative a questo materiale dai verbali delle adunanze del Consiglio Direttivo: veniamo così a sapere che l’ ”arithmomètre” della ditta francese Payen (brevettata da Thomas de Colmar nel 1820) venne acquistata nel 1907 di seconda mano e quindi con poca spesa. La Scuola Politecnica possiede anche i libretti d’istruzioni di due modelli di calcolatrici Brunsviga, uno del 1893, in grado di eseguire le quattro operazioni e uno del 1910, più sofisticato e in grado di eseguire estrazioni di radice, etc… Le Brunsviga devono il loro nome dall’italianizzazione di Brunswick, luogo in cui aveva sede la ditta Grimme Natalis & C. che le costruiva. Anche in questo caso è dai verbali che sappiamo che ne esistevano un tipo da tavolino e uno da utilizzare in piedi: quest’ultimo era più utile agli allievi della Regia Scuola, in quanto dovevano fare i calcoli stando in piedi davanti agli alti tavoli da disegno.

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